Anche se l’avevo visto un annetto fa, capitando due settimane fa nella "cittadina" dove abito, ho deciso di ri vedermi questo spettacolo. Sarebbe stata inoltre l’occasione per salutare gli attori che sono davvero gentili (infatti il saluto è andato a finire con pizza sul palco alla fine dello spettacolo a teatro completamente vuoto cioè molto figo...peccato però che solo essi mangiarono….grazie alla mia dieta che inizia a stufarmi! cmq. È stata una bella serata.
Lo spettacolo teatrale decide di prendere in prestito il titolo di questo film non perché il testo porti in scena la stessa storia narrata nel film ma semplicemente perché scrittore regista e attori vedono in Ben Hur lo schiavo per eccellenza
Lo spettacolo affronta argomenti seri come l'immigrazione e il razzismo.
Racconta di uno stracomunitario che arriva in Italia - e nel caso specifico a Roma...dove subisce subisce ogni sorta di sfruttamento possibile.
Storia Tragicomica che riesci a suscitare nel pubblico momenti di profonda riflessione ma anche momenti di grande ilarità
“La commedia tout court si vena di problematiche più attuali riscritte tuttavia sempre in chiave comica, dove i rapporti umani sono costantemente messi alla prova da una mentalità fatta di luoghi comuni, di ignoranza, che alla fine è comunque destinata a dominare quei pochi momenti di verità e di apertura destinati a un essere umano che, sebbene definito “cristiano”, resta sempre ‘altro da noi”.
Così se Pistoia è inconfondibile nel suo romano d.o.c. opportunista, immediato e disarmato nella sua primitività, una parte inedita spetta a Paolo Triestino che fornisce il suo Milan, oltre che di convincente accento slavo, di accenti umani e poetici che lo mettono immediatamente al centro di tutta la storia, anche se qua e là predomina un certo buonismo nella sua caratterizzazione e un’ingenuità non del tutto credibile. Giganteggia sopra tutti l’interpretazione di Elisabetta De Vito, che ripropone il calco e la concretezza di una donna del popolo come di fatto a Roma non sembrano più esisterne, non tanto nei modi, o nella parola, quanto in una prova interpretativa di eccezionale levatura, generosissima e amara nel taglio finale, quello dove finiscono le risate e ci si trova di fronte a uno specchio dove ogni pregiudizio, ogni ipocrisia vengono messi in risalto in maniera inconfutabile, senza Appello”

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